Il dolore di Catherine

Il dolore di Catherine emerge in queste ore con una forza difficile da ignorare: sapere che i suoi figli stanno male, senza poterli vedere, accudire o confortare, trasforma la distanza in una ferita ancora più profonda. Nelle parole riportate dalla stampa si avverte tutta l’impotenza di una madre che si domanda quale colpa possa giustificare una separazione tanto dura, mentre immagina i suoi bambini spaventati, fragili, lontani da tutto ciò che per loro ha rappresentato casa, affetto e continuità. In questo quadro si colloca con chiarezza la posizione del prof. Tonino Cantelmi, che invita a leggere questa vicenda partendo anzitutto dalla sofferenza umana. Cantelmi parla di un dolore autentico, non di ostilità, e chiede che a Catherine venga restituita dignità, ascolto e rispetto. Il suo richiamo è netto: una madre che soffre per i propri figli non può essere liquidata con superficialità. Al contrario, quella sofferenza chiede di essere accolta e accompagnata, soprattutto quando al centro ci sono il legame familiare, la fragilità dei bambini e le conseguenze emotive di una separazione tanto prolungata.

I bambini della casa nel bosco vanno riportati in famiglia

Nel servizio di Gente firmato da Barbara Nevosi, il professor Tonino Cantelmi replica alle dichiarazioni dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace sul caso dei bambini della casa nel bosco di Palombaro. Lo psichiatra contesta con fermezza i giudizi rivolti alla madre, definiti “parole gravi”, e chiarisce di non aver mai riscontrato in lei i tratti di instabilità descritti pubblicamente: “la madre non l’ho mai vista così. La mamma è molto collaborativa”. Cantelmi respinge anche la lettura di una presunta condizione di degrado, spiegando che si tratta piuttosto di “un diverso assetto valoriale”, non di una realtà da stigmatizzare. Centrale, nella sua analisi, è il trauma dell’allontanamento dei minori e la necessità di lavorare al ricongiungimento: “chiediamo il ricongiungimento e l’affiancamento al padre”, fino alla convinzione finale che “il bene dei bambini è che siano restituiti alla famiglia”.

I nuovi papà, presenti ma “zoppicanti”: solo il 17% si sente realizzato. Cantelmi: «Generazione di genitori adultescenti, impreparati al passaggio»

Padri più presenti, ma ancora fragili nel ruolo educativo. È questo il quadro che emerge dall’articolo pubblicato da Leggo, commentato dal professor Tonino Cantelmi, secondo cui molti genitori di oggi vivono una genitorialità “zoppicante” perché non hanno compiuto fino in fondo il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Pur essendo più coinvolti nella cura dei figli, spesso faticano a offrire contenimento emotivo, autorevolezza e direzione. Per Cantelmi, la vera sfida non è organizzare meglio i compiti familiari, ma maturare interiormente: diventare genitori significa infatti passare dall’egocentrismo all’oblatività, assumendosi fino in fondo la responsabilità di esserci per l’altro. In questa prospettiva, la paternità non è solo presenza, ma scelta consapevole di cura, generosità e autenticità nel rapporto con i figli.

Famiglia nel bosco, Cantelmi: “Abbassiamo tutti le armi e puntiamo su Nathan per salvare i bambini”

In un’intervista a la Repubblica, il prof. Tonino Cantelmi interviene sul caso della “famiglia nel bosco” con un appello chiaro: fermare lo scontro e cambiare approccio. Secondo lo psichiatra, il dibattito ha raggiunto livelli di forte conflittualità, rischiando di compromettere l’obiettivo principale, che resta il benessere dei minori. Cantelmi invita tutte le parti — istituzioni, professionisti e difesa — a fare autocritica e ad abbandonare contrapposizioni e pregiudizi, per costruire invece un percorso condiviso. Al centro deve esserci la riunificazione familiare, possibile solo attraverso un accompagnamento psicologico autentico, empatico e non giudicante. Sottolinea inoltre l’importanza di non interrompere il legame tra madre e figli e richiama l’attenzione sulla sofferenza dei bambini, evidenziando come la situazione attuale non possa rappresentare una soluzione adeguata. La sua posizione è netta: serve meno conflitto e più responsabilità comune, per restituire stabilità ai bambini e costruire un percorso reale di ricomposizione familiare.

Anche senza l’algoritmo. Dall’empatia all’ascolto: la cura umana

Nell’inserto MoltoFuturo del quotidiano Il Messaggero si discute di intelligenza artificiale applicata alla medicina, e in questo contesto emerge con forza il messaggio del prof. Tonino Cantelmi. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale in medicina, il prof. Tonino Cantelmi lancia un messaggio chiaro: la tecnologia è utile, ma non può rimpiazzare ciò che rende autentica la cura. Nei momenti di fragilità, spiega, il paziente ha bisogno di ascolto, empatia e presenza umana. Ridurre la medicina a una procedura automatizzata rischia di generare solitudine e perdita di senso. La sfida, oggi, è una sola: integrare innovazione e umanità senza sacrificare la relazione terapeutica, cuore insostituibile di ogni percorso di cura.

Bimbi del bosco, il consulente «Pagano un prezzo troppo alto I giudici tornino indietro ora»

In un intervento sul Corriere della Sera, lo psichiatra Tonino Cantelmi, lancia un appello ai affinché venga riconsiderata la decisione di separare la madre dai tre figli. Cantelmi sottolinea che l’allontanamento della madre dalla casa famiglia si sta trasformando, dal punto di vista psicologico, in «un trauma conclamato». Lo psichiatra chiarisce però che il suo intervento non nasce da uno spirito polemico, ma dal desiderio di offrire un contributo professionale e umano. Il suo è soprattutto un appello alla responsabilità e all’umiltà delle istituzioni, perché – osserva – «l’istituzione è grande quando sa tornare sui propri passi e grandissima quando sa riconoscere eventuali errori». Le preoccupazioni espresse da Cantelmi trovano eco anche in numerosi altri autorevoli esperti della psicologia e della psichiatria infantile. Come ricorda il Secolo d’Italia, tra le voci critiche figurano studiosi di primo piano come Vittorino Andreoli, Massimo Ammaniti e lo stesso Tonino Cantelmi, che, pur provenendo da percorsi scientifici e culturali diversi, convergono su un punto: la separazione dei bambini dai genitori può generare conseguenze psicologiche gravi. Leggi la rassegna stampa

Rassegna Video famiglia nel bosco – marzo 2026

La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” contiunua ad essere al centro dell’attenzione pubblica Dopo la decisione del Tribunale dell’Aquila di separare i tre bambini dalla madre e trasferirli in un’altra abitazione. I principali programmi di informazione della televisione italiana hanno raccolto il parere del prof. Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che ha richiamato l’attenzione sulla sofferenza dei minori e sulla necessità di decisioni realmente orientate al loro benessere. In questa rassegna video sono raccolti gli interventi televisivi che hanno raccontato e discusso il caso.

Famiglia nel bosco: intervista a Catherine Birmingham, Nathan Travalion e Tonino Cantelmi

La puntata di 60 Minutes Australia ricostruisce il caso della famiglia nel bosco, mettendo a confronto le ragioni delle autorità italiane e il dramma vissuto dai genitori dopo l’allontanamento dei tre figli. Al centro del servizio c’è anche l’intervento del prof. Tonino Cantelmi, che invita a leggere la vicenda partendo dalla sofferenza dei bambini: la madre, osserva, non è semplicemente “rigida”, ma segnata da paura, dolore e disperazione; soprattutto, la separazione dal nucleo familiare rischia di essere il danno più grave per i minori. Per Cantelmi, il punto decisivo resta uno: fare tutto il possibile per ricomporre la famiglia nel reale interesse dei figli.

Famiglia nel bosco, la mamma non starà più con i tre bambini: cosa è successo

Colpo di scena nella vicenda della famiglia nel bosco’: il Tribunale dell’Aquila ha deciso di cambiare casa ai tre bambini e di separarli dalla mamma. La Garante dell’Infanzia: “Sospendere decisione”. Durissima la posizione dello psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che ai microfoni di LaPresse si è detto “sgomento e incredulo”. Secondo Cantelmi, la separazione dalla madre rappresenterebbe “un nuovo trauma per i bambini”, già provati dall’allontanamento dal padre e dal precedente trasferimento in comunità. Lo psichiatra sottolinea che i minori saranno costretti a cambiare ancora ambiente, confrontandosi con nuovi adulti e nuovi contesti, con il rischio di aggravare il loro stato di sofferenza. “Questi bambini – afferma – hanno bisogno di essere restituiti ai loro genitori. Ogni giorno in più in un contesto ulteriormente traumatico può generare problemi permanenti”. Cantelmi critica anche le modalità della perizia sui minori, ritenuta dalla difesa non adeguata, e ribadisce la disponibilità della famiglia a una collaborazione equilibrata con le istituzioni, che però – secondo lui – non avrebbe trovato ascolto.

La vicenda della “famiglia nel bosco”: cronaca e posizione del prof. Tonino Cantelmi

Di seguito si riporta una ricostruzione cronologica della vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, sulla base della copertura giornalistica dell’edizione Abruzzo de Il Messaggero. Sono stati selezionati esclusivamente gli articoli in cui compare il professor Tonino Cantelmi, coinvolto nella vicenda come psichiatra e consulente della famiglia nel procedimento davanti al Tribunale per i minorenni. Dalle dichiarazioni riportate emerge una posizione che richiama soprattutto prudenza nelle valutazioni psicologiche, correttezza delle procedure peritali e necessità di collaborazione tra famiglia, consulenti e servizi sociali, con particolare attenzione alle possibili ricadute emotive e relazionali sui bambini coinvolti.