Fonte: Corriere della sera del 11/06/2026
Articolo di Ilaria Schettoni 

 

Alla vigilia di possibili decisioni del Tribunale dei Minori dell’Aquila sul futuro della famiglia Trevallion, il prof. Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente della famiglia, offre una lettura che va oltre il piano strettamente giudiziario e propone una riflessione più ampia sul significato umano, culturale e sociale di questa vicenda.

Secondo Cantelmi, non si tratta di una vicenda giudiziaria come tante altre, né semplicemente del caso di genitori venuti meno ad alcuni compiti educativi. Al contrario, la rilevanza mediatica del caso e la capacità di dividere profondamente l’opinione pubblica mostrano come questa storia intercetti domande più profonde sul nostro tempo, sul modello di società in cui viviamo e sulle forme possibili di convivenza.

Il professore osserva come il mondo progressista, e in parte anche quello cattolico, non abbia colto la portata innovativa e persino rivoluzionaria di quella che definisce una vera e propria esperienza-limite, una critica radicale alla società contemporanea. Il percorso di vita dei coniugi, spiega, nasce da un lungo cammino personale e culturale, maturato attraverso viaggi, confronti con tradizioni diverse e una progressiva presa di distanza da una società percepita come sempre più aggressiva, competitiva, disumanizzante e dominata dalla tecnocrazia.

Cantelmi riconosce che in questa scelta di vita vi è certamente una componente di radicalismo, ma invita a non fermarsi agli aspetti esteriori. A suo giudizio, il messaggio che emerge da questa esperienza richiama la necessità di costruire una nuova umanità fondata su principi come la compassione, il non giudizio, la rinuncia al conflitto come strumento di affermazione di sé e il rifiuto della schiavitù del denaro.

Affrontando uno dei nodi più discussi della vicenda, quello delle condizioni materiali in cui i figli sono stati cresciuti, Cantelmi invita a distinguere tra il necessario richiamo ad alcuni cambiamenti concreti e il rischio di smarrire il significato più profondo della storia. Certo, osserva, ai bambini devono essere garantiti istruzione, socializzazione e condizioni di vita adeguate, e dunque alcuni aspetti del progetto familiare devono essere corretti. Ma limitarsi a questi elementi, senza vedere la qualità del legame affettivo, significa perdere di vista ciò che davvero conta.

Secondo lo psichiatra, infatti, i bambini hanno innanzitutto bisogno di essere amati profondamente, e in questa famiglia l’amore non manca. Per questo, si chiede Cantelmi, sarebbe davvero giusto distruggere una vita familiare armoniosa e unita solo per alcuni aspetti materiali o organizzativi che pure possono e devono essere migliorati?

La sua posizione, dunque, non coincide con una difesa acritica della famiglia del bosco, ma neppure con una lettura riduttiva e burocratica del caso. La sfida, secondo Cantelmi, è tenere insieme tutela dei minori, libertà educativa, responsabilità genitoriale e comprensione del significato umano e culturale di una scelta che interroga profondamente la società contemporanea.

In questo senso, conclude, la vicenda della famiglia Trevallion non può essere liquidata come una semplice anomalia o come una trasgressione educativa: è anche il segno di un disagio diffuso verso un modello sociale percepito come impoverente, e di una ricerca, magari estrema ma pacifica, di un altro modo di vivere, educare e stare al mondo.

Fonte: Corriere della Sera