Fonte: Messaggero di sant’Antonio 29 settembre 2026 Intervista a Tonino Cantelmi A cura di Alessandro Bettero
Proponiamo l’intervista di Alessandro Bettero a Tonino Cantelmi, pubblicata su Messaggero di sant’Antonio, dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e medicina del futuro.
L’intervista affronta uno dei temi più delicati della trasformazione tecnologica contemporanea: l’ingresso dell’IA nella sanità, nella diagnosi, nella ricerca, nella gestione dei dati e nell’organizzazione dei servizi. Cantelmi riconosce le grandi potenzialità dell’intelligenza artificiale, soprattutto nella capacità di alleggerire il carico burocratico e amministrativo del medico, liberando tempo prezioso.
Ma il punto decisivo, sottolinea, è come verrà usato quel tempo: se servirà solo ad aumentare il numero delle prestazioni, avremo più efficienza ma non necessariamente una medicina migliore; se invece sarà restituito ai pazienti, all’ascolto, alla prevenzione e alla qualità della relazione, allora la tecnologia potrà diventare un vero progresso.
Al centro della riflessione emerge il ruolo del medico nell’era dell’intelligenza artificiale. Cantelmi non immagina una competizione tra uomo e macchina, ma una ridefinizione profonda delle professioni sanitarie. L’IA potrà elaborare enormi quantità di dati, ma spetterà sempre al medico trasformare quei dati in una decisione clinica responsabile, interpretandoli alla luce della storia, del contesto e della singolarità del paziente.
Da qui una delle espressioni più forti dell’intervista: il medico del futuro dovrà diventare sempre più uno “specialista in umanità”, capace di tenere insieme rigore scientifico e profondità dell’incontro con la persona.
Cantelmi richiama anche un rischio importante: l’abitudine a fidarsi dell’IA in modo acritico. Più uno strumento appare rapido, efficace e sicuro, più cresce la tentazione di delegargli il giudizio. In medicina, questo può portare a una perdita progressiva di competenze e di senso critico. Per questo, afferma, l’intelligenza artificiale deve ampliare il pensiero del medico, non atrofizzarlo.
L’intervista approfondisce inoltre il Manifesto “Singolarità Tecnologica verso Malattia Zero”, presentato nell’ambito del convegno Health-AI 2026. Il Manifesto propone una medicina proattiva e predittiva, capace di anticipare i rischi, costruire salute prima che si manifesti la patologia e mettere le nuove tecnologie al servizio della prevenzione, dell’equità e della centralità della persona.
Particolarmente significativa è anche la riflessione sul rischio di ridurre la cura a dato statistico. Per Cantelmi, la persona non coincide con la somma dei suoi dati: ogni paziente porta con sé una storia, relazioni, fragilità, desideri e un modo personale di dare senso a ciò che vive. I dati devono aiutare a vedere meglio la persona, non sostituirla.
L’intervista si chiude su un punto etico decisivo: ci sono ambiti nei quali la decisione non può essere affidata a un algoritmo. Quando sono in gioco la vita, la dignità, la vulnerabilità e il destino concreto di una persona, occorrono vere e proprie “riserve umane”. L’algoritmo può aiutare a ordinare i dati, ma non può stabilire il valore delle persone.
