Fonte: Valore Medico – Cairo RCS Media
Articolo di Francesca Druidi
Intervista a Tonino Cantelmi

Proponiamo l’articolo “Non perdere l’umanità”, pubblicato su Valore Medico, dedicato alla riflessione di Tonino Cantelmi su tutela dei minori, legami familiari, intelligenza artificiale e trasformazioni antropologiche del nostro tempo. L’articolo richiama fin dal sottotitolo la necessità di un cambio di paradigma: accompagnare le famiglie senza spezzare i legami affettivi e governare la tecnologia senza delegarle il pensiero e la cura.

La prima parte prende avvio dalla vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, che ha colpito profondamente l’opinione pubblica perché riporta al centro il delicato equilibrio tra tutela dei minori, responsabilità genitoriale, libertà educativa e rispetto di modelli di vita differenti. Cantelmi invita a non ridurre la storia ai soli aspetti materiali e organizzativi, sottolineando l’importanza del legame affettivo tra genitori e figli.

Secondo Cantelmi, il nodo centrale riguarda la sproporzione tra le criticità rilevate e la decisione di allontanare i bambini dalla famiglia. Le difficoltà presenti avrebbero richiesto accompagnamento, sostegno e interventi mirati, non una frattura del legame familiare. Da qui la sua affermazione più netta: in casi come questo, la famiglia va accompagnata, non distrutta.

L’articolo amplia poi lo sguardo alla trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale. Cantelmi, pioniere in Italia nello studio dell’impatto delle tecnologie digitali sulla mente, parla di una mutazione psicosociale e antropologica in corso, legata al passaggio da un sistema cervello-mente analogico a un sistema cervello-mente digitale. In questo scenario introduce il concetto di AI-conformism, cioè il rischio che l’uomo, affidandosi sempre più all’intelligenza artificiale, finisca per delegare pensiero critico, giudizio e capacità di scelta.

Accanto agli enormi benefici dell’AI, Cantelmi richiama quindi la necessità di conservare “riserve umane di pensiero analogico”: è questo il cuore della human originality, intesa come difesa dell’originalità umana, della libertà interiore e della capacità di non consegnare integralmente alla macchina la nostra facoltà di pensare, discernere e prenderci cura.

Nella parte conclusiva, l’articolo affronta anche l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario e psicologico. Cantelmi sottolinea che i benefici dell’AI sono immensi, ma portano con sé anche il rischio della disumanizzazione. Il medico del futuro, secondo questa prospettiva, sarà chiamato a cambiare profilo: non solo tecnico o gestore di processi, ma sempre più “specialista in umanità”, capace di custodire la cura come atto umano e relazionale.

Il messaggio dell’articolo è chiaro: la tecnologia può offrire strumenti potentissimi, ma non può sostituire ciò che rende umana la cura, l’educazione e la vita sociale. La vera sfida è imparare a governare l’innovazione senza perdere il pensiero critico, la responsabilità, la continuità affettiva e l’attenzione alla persona.

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