Fonte: Quotidiano Nazionale/Quotidiano.net Data online: 29 agosto 2026 Edizione cartacea: lunedì 31 agosto 2026 Intervista a Tonino Cantelmi a cura di Rita Bartolomei
Lo psichiatra Cantelmi: «Il rischio è perdere il senso critico»
Proponiamo l’intervista a Tonino Cantelmi, pubblicata su Quotidiano Nazionale / Quotidiano.net, dedicata agli effetti dell’intelligenza artificiale e della tecnologia sulla mente umana.
Nell’intervista, Cantelmi affronta il passaggio dal cervello analogico al cervello digitale, fino a quello che definisce “cervello AI modificato”. L’uso intensivo dell’intelligenza artificiale, spiega, può modificare il modo in cui la mente lavora, mettendo parzialmente “a riposo” alcune funzioni centrali, come la memoria di lavoro e il pensiero critico.
Il tema centrale è il rischio di una progressiva delega cognitiva: se l’intelligenza artificiale viene utilizzata in modo passivo, l’uomo può perdere l’abitudine a formulare domande, sostenere il dubbio, esercitare il giudizio e costruire autonomamente il proprio pensiero.
Cantelmi richiama anche il tema dell’AI conformism, cioè il rischio che gli algoritmi orientino sempre più scelte, desideri, gusti e modalità di pensiero, soprattutto nelle nuove generazioni. In questa prospettiva, la vera sfida non è soltanto tecnologica, ma profondamente educativa e antropologica: preservare la human originality, l’originalità umana, come capacità di pensare, scegliere, relazionarsi e restare liberi.
L’intervista affronta inoltre il rapporto tra intelligenza artificiale, lavoro umano e sfruttamento. Cantelmi osserva come l’AI sia oggi “vorace” di informazioni e come le profilazioni prodotte dagli utenti in rete non servano più soltanto all’e-commerce, ma diventino materiale utile per addestrare sistemi intelligenti. Anche gli esseri umani, in molte parti del mondo, sono coinvolti direttamente nei processi di addestramento delle macchine.
Ampio spazio viene poi dedicato alla governance dell’intelligenza artificiale. Cantelmi non aderisce a uno scenario catastrofista, ma sottolinea la necessità di mantenere una guida umana, etica e responsabile dello sviluppo tecnologico. Il punto, afferma, non è consegnarsi alla singolarità tecnologica, ma costruire un umanocentrismo capace di orientare la tecnica al servizio della persona.
Nel campo della salute, Cantelmi propone una riflessione particolarmente incisiva: l’intelligenza artificiale è già in grado di svolgere alcune funzioni diagnostiche con altissima precisione, ma proprio per questo il medico è chiamato a ridefinire il proprio ruolo. Non basta più custodire soltanto la competenza tecnica: occorre diventare specialisti in umanità, capaci di mantenere umana la cura, la relazione, l’ascolto e la responsabilità verso il paziente.
L’intervista si conclude con un richiamo alla relazione di cura come risposta fondamentale al disagio prodotto dalla tecnologia. Di fronte a pazienti sempre più esposti a sistemi digitali e a contesti di lavoro governati dall’intelligenza artificiale, Cantelmi ribadisce il valore insostituibile dello sguardo umano, della presenza e della psicoterapia in presenza.
La questione decisiva, dunque, non è se usare o non usare l’intelligenza artificiale, ma imparare a distinguere tra chi saprà usarla e chi ne sarà usato. Per questo, secondo Cantelmi, gli adulti hanno oggi il compito urgente di consegnare alle nuove generazioni la capacità di custodire pensiero critico, libertà interiore e originalità umana.
