App ITCI Compassion

ITCI Compassion, un’App pensata per accompagnare i percorsi psicoeducativi e psicoterapeutici attraverso esercizi di autocompassione, ascolto di sé e regolazione emotiva. Ispirata al volume “Psicologia della compassione. Accogliere e affrontare le difficoltà della vita”, di Emiliano Lambiase e Tonino Cantelmi, l’App nasce da un’idea semplice ma decisiva: imparare a trattarsi con maggiore consapevolezza, responsabilità e cura può diventare una risorsa concreta nei momenti di difficoltà. ITCI Compassion offre esercizi mirati alla self-compassion e accompagna la persona in un percorso di maggiore ascolto interiore, regolazione emotiva e gentilezza verso se stessa. Non sostituisce la relazione terapeutica, ma può diventare un aiuto concreto e quotidiano nel lavoro personale. Gratuita, semplice da usare e disponibile su Apple Store e Google Play, ITCI Compassion è uno strumento pensato per portare nella vita quotidiana un allenamento interiore prezioso.

Manifesto sulla salute mentale e l’Intelligenza Artificiale

In occasione del convegno “Intelligenza Artificiale e Psicoterapia”, promosso dalla Consulta delle Scuole di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, è stato presentato il Manifesto sulla salute mentale e l’intelligenza artificiale, un documento che ribadisce un principio fondamentale: in psicoterapia l’IA può essere una risorsa, ma non può sostituire la relazione terapeutica. Il testo richiama la necessità di coniugare innovazione, responsabilità clinica, tutela dei dati, trasparenza e centralità della persona. Tra i promotori dell’iniziativa, il prof. Tonino Cantelmi, Consigliere Nazionale della Consulta Italiana delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Processo ai social, la sentenza USA che cambia le regole del gioco

Tonino Cantelmi evidenzia come le piattaforme digitali agiscano direttamente sui meccanismi cerebrali della ricompensa, stimolando il sistema limbico e il nucleo accumbens e favorendo dinamiche di piacere e dipendenza, soprattutto nei minori. Il cervello dei bambini, ancora in fase di sviluppo, risulta particolarmente vulnerabile a una stimolazione tecnologica precoce e intensiva, con il rischio di creare una predisposizione marcata alla dipendenza. Secondo Cantelmi, non è corretto attribuire la responsabilità esclusivamente ai genitori: è necessario introdurre regole chiare sull’accesso dei minori alle piattaforme e sui contenuti, affiancando le famiglie in questo compito. Sottolinea inoltre fenomeni preoccupanti come l’“erotizzazione precoce dell’infanzia”, legata all’accesso anticipato a contenuti inappropriati.
Il punto centrale del suo pensiero è che l’uso della tecnologia nei bambini non può essere lasciato al caso: serve una regolamentazione consapevole e sistemica, capace di tutelare lo sviluppo psicologico dei minori nell’ecosistema digitale.

Un messaggio forte di speranza: si può vincere la depressione!

Pierluigi Diaco, ospite a Domenica In, ha condiviso una testimonianza intensa e autentica sul suo percorso attraverso una depressione clinicamente significativa. Con parole sincere, ha raccontato il dolore vissuto e la strada che lo ha aiutato a uscire da un periodo molto buio. Abbiamo scelto di proporre questo video perché offre un messaggio importante: parlare apertamente di depressione aiuta a combattere lo stigma e a rompere il silenzio che spesso circonda il disagio psichico. Una testimonianza reale che può dare sostegno e ricordare che, anche nei momenti più difficili, è possibile ritrovare la speranza.

Relazione di cura, consenso informato e responsabilità nell’era dell’Intelligenza Artificiale – Parere del CNB

È stato pubblicato il nuovo Parere del Comitato Nazionale per la Bioetica su “Relazione di cura, consenso informato e responsabilità nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, coordinato e redatto anche dal prof. Tonino Cantelmi. Il documento richiama con forza una questione decisiva per il presente e per il futuro della medicina: l’IA può offrire strumenti potenti, ma non può sostituire la responsabilità del medico né la dimensione umana della cura. Come sottolinea il Parere, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella sanità rappresenta una “netta discontinuità epistemica e organizzativa” e impone di custodire principi fondamentali come dignità, autodeterminazione, equità, trasparenza e controllo umano continuo sulla tecnologia. Un testo di grande rilievo bioetico e culturale, che pubblichiamo integralmente.

I nuovi papà, presenti ma “zoppicanti”: solo il 17% si sente realizzato. Cantelmi: «Generazione di genitori adultescenti, impreparati al passaggio»

Padri più presenti, ma ancora fragili nel ruolo educativo. È questo il quadro che emerge dall’articolo pubblicato da Leggo, commentato dal professor Tonino Cantelmi, secondo cui molti genitori di oggi vivono una genitorialità “zoppicante” perché non hanno compiuto fino in fondo il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Pur essendo più coinvolti nella cura dei figli, spesso faticano a offrire contenimento emotivo, autorevolezza e direzione. Per Cantelmi, la vera sfida non è organizzare meglio i compiti familiari, ma maturare interiormente: diventare genitori significa infatti passare dall’egocentrismo all’oblatività, assumendosi fino in fondo la responsabilità di esserci per l’altro. In questa prospettiva, la paternità non è solo presenza, ma scelta consapevole di cura, generosità e autenticità nel rapporto con i figli.

Nelle tue mani – video

In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, il prof. Tonino Cantelmi richiama il valore insostituibile della manualità e del contatto umano. Nel video, dedicato al rapporto tra arte, bellezza e spiritualità, emerge una riflessione centrale: le macchine possono imitare molte funzioni cognitive, ma non possono sostituire il tocco, la relazione e la presenza. La mano diventa così il simbolo di ciò che resta autenticamente umano, mentre la bellezza si afferma come linguaggio universale capace di unire e generare un nuovo umanesimo.

Anche senza l’algoritmo. Dall’empatia all’ascolto: la cura umana

Nell’inserto MoltoFuturo del quotidiano Il Messaggero si discute di intelligenza artificiale applicata alla medicina, e in questo contesto emerge con forza il messaggio del prof. Tonino Cantelmi. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale in medicina, il prof. Tonino Cantelmi lancia un messaggio chiaro: la tecnologia è utile, ma non può rimpiazzare ciò che rende autentica la cura. Nei momenti di fragilità, spiega, il paziente ha bisogno di ascolto, empatia e presenza umana. Ridurre la medicina a una procedura automatizzata rischia di generare solitudine e perdita di senso. La sfida, oggi, è una sola: integrare innovazione e umanità senza sacrificare la relazione terapeutica, cuore insostituibile di ogni percorso di cura.

La rivoluzione digitale e il mondo che verrà – Saggio

Pubblicato nel volume “L’antropologia dell’artificiale. Prospettive di ricerca per una ricomprensione della tecno-umanità” (Morcelliana), l’intervento di Tonino Cantelmi offre una riflessione profonda sulle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale.
Non è solo la tecnologia a cambiare: è l’uomo. Cambiano le relazioni, l’identità, il modo di vivere il corpo, l’affettività e la sessualità. Nell’era dei social network e della connessione permanente emerge una nuova condizione esistenziale che Cantelmi definisce “tecno-liquida”: fragile, esposta, spesso disorientata. L’analisi attraversa temi cruciali come la dipendenza digitale, la frammentazione dell’io, la crisi dei legami e il narcisismo online, ma indica anche una direzione possibile: recuperare il senso della bellezza, della responsabilità e della profondità delle relazioni umane. Una riflessione attuale e necessaria per comprendere il mondo che stiamo costruendo – e l’uomo che stiamo diventando.

La relazione terapeutica nell’era della rivoluzione IA

Autore Tonino Cantelmi. Ed. Cisu 2025. L’IA in sanità non è solo innovazione tecnologica, ma un cambiamento culturale che ridefinisce cura, responsabilità e relazione medico-paziente. La sfida è governare l’IA con un’etica interdisciplinare per tutelare dignità, trasparenza e umanità della medicina. La vera sfida etica non è evitare la tecnologia, ma umanizzarla: l’IA deve rafforzare l’intelligenza relazionale, non rimpiazzarla; non deve oscurare il volto umano della medicina, ma illuminare le decisioni con evidenze migliori. In questa prospettiva, l’IA può – e deve – essere progettata per sostenere la relazione di cura, ampliare la capacità predittiva del clinico e aiutare a prendere decisioni più fondate e giuste. Perché questo accada, servono pilastri chiari: responsabilità condivisa, trasparenza e comprensibilità dei processi decisionali, tutela della dignità, della privacy e dell’autonomia della persona, formazione continua dei professionisti e un confronto pubblico informato. Se intesa e governata come intelligenza aumentata, l’IA può contribuire a una medicina più attenta, equa e vicina alla persona. Solo in questo modo sarà davvero al servizio della cura.