A cura del Consiglio Direttivo 
della Consulta delle Scuole Italiane 
di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale
Aprile 2026

In occasione del convegno “Intelligenza Artificiale e Psicoterapia”, promosso dalla Consulta delle Scuole di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, è stato presentato il Manifesto sulla salute mentale e l’intelligenza artificiale. Si tratta di un documento importante, che affronta in modo chiaro e rigoroso una delle questioni più decisive per il futuro della clinica: il rapporto tra innovazione tecnologica, responsabilità professionale e centralità della relazione terapeutica.

Il Manifesto afferma con chiarezza che, in psicoterapia, l’intelligenza artificiale può rappresentare una risorsa, ma non può mai sostituire la relazione terapeutica. La psicoterapia, infatti, è una pratica clinica fondata sull’incontro tra due soggettività, sull’alleanza di cura, sulla responsabilità del terapeuta e sulla singolarità irripetibile del paziente. Per questo l’IA può offrire strumenti di supporto, ma non può occupare il cuore della cura.

Il documento riconosce che l’intelligenza artificiale può essere utile soprattutto nella prevenzione, nella psicoeducazione, nel monitoraggio e nell’organizzazione dei servizi, ma solo se inserita all’interno di modelli human-in-the-loop, cioè con una supervisione umana effettiva e con la responsabilità clinica sempre in capo al professionista.

Uno dei punti più rilevanti del Manifesto riguarda il fatto che i limiti dell’IA in psicoterapia non rappresentano un semplice ritardo tecnico destinato a essere colmato, ma un limite strutturale. L’intelligenza artificiale può simulare l’empatia, produrre risposte sofisticate e offrire contenuti personalizzati, ma non possiede intenzionalità clinica, responsabilità morale, comprensione viva della sofferenza né la capacità di sostenere nel tempo processi relazionali complessi. Per questo il Manifesto insiste sul fatto che la tecnologia deve rafforzare la relazione terapeutica, non indebolirla o frammentarla.

Infine, il testo richiama con forza la necessità di trasparenza, tutela dei dati, consenso informato, equità, formazione dei professionisti e prudenza clinica, soprattutto nei confronti delle persone più vulnerabili. Il Manifesto non rifiuta l’innovazione, ma chiede che venga governata entro una cornice etica, clinica e normativa chiara, nella quale restino non negoziabili la dignità della persona, la responsabilità professionale e la centralità dell’incontro umano.

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