Lunedì 11 maggio alle ore 17:00, il Professore TONINO CANTELMI, invitato dalla Società Dante Alighieri, ha tenuto un incontro sul tema “Violenza giovanile: sguardi neuropsichiatrici e psicologici su un fenomeno in crescita”, con la presentazione della Dottoressa in psicologia Stefania Migliorini. 

Nel corso dell’intervista, il Prof. Tonino Cantelmi propone una lettura profonda e articolata del fenomeno della violenza giovanile e minorile, sempre più presente nella cronaca italiana. Secondo Cantelmi, l’aumento degli episodi di aggressività tra bambini e adolescenti non può essere ridotto a un semplice problema comportamentale, ma va compreso all’interno di un contesto più ampio, segnato da una crescente perdita di empatia, dalla difficoltà di costruire legami umani significativi e da un generale impoverimento delle competenze relazionali.

Il Professore sottolinea come molti ragazzi vivano oggi una solitudine profonda, spesso invisibile agli adulti. Emblematico, in questo senso, è il riferimento agli adolescenti che arrivano a confidare le proprie angosce non a un genitore, a un insegnante o a una figura educativa, ma a strumenti di intelligenza artificiale, percepiti quasi come interlocutori personali. Per Cantelmi questo dato interroga duramente il mondo adulto: quanto deve sentirsi solo un ragazzo per preferire una macchina a una relazione umana?

Al centro dell’intervista emerge poi il tema della crisi dell’adultità. I genitori, pur volendo bene ai propri figli, appaiono spesso fragili, disorientati, incapaci di contenere emotivamente, educare e offrire una guida autorevole. Cantelmi parla di adulti “adolescenti”, ancora alle prese con fragilità irrisolte, e di figli che arrivano persino a percepire i propri genitori come troppo deboli per poterli aiutare.

La risposta alla violenza giovanile, dunque, non può limitarsi a intervenire sui ragazzi solo quando il disagio esplode. Per Cantelmi è necessario lavorare prima di tutto sugli adulti: sostenere la genitorialità, rafforzare le figure educative, restituire autorevolezza, presenza e capacità di relazione a chi ha il compito di accompagnare la crescita dei giovani. Solo adulti più solidi, coerenti e affascinanti potranno aiutare i ragazzi a ritrovare fiducia, legami e senso.