La trasmissione australiana 60 Minutes dedica un ampio servizio al caso della cosiddetta famiglia nel bosco, la coppia australiana che vive in Abruzzo con i propri figli secondo uno stile di vita radicalmente “off grid”, senza allacci alla rete elettrica, senza acqua corrente e fuori dai percorsi scolastici tradizionali.

Il reportage ricostruisce la vicenda a partire dalle ragioni che hanno portato le autorità italiane a intervenire: le condizioni abitative giudicate non adeguate, l’assenza di un percorso scolastico riconosciuto, la mancata adesione a controlli sanitari e il difficile rapporto tra i genitori e i servizi sociali. La puntata mostra anche il forte impatto umano della decisione di collocare i tre bambini in una struttura protetta, insistendo sul trauma della separazione e sulla sofferenza vissuta dalla famiglia.

Nel corso del servizio emergono due letture contrapposte. Da una parte, le istituzioni italiane motivano l’intervento con l’esigenza di garantire ai minori condizioni di vita conformi agli standard previsti dalla legge. Dall’altra, il racconto televisivo insiste sul legame affettivo tra genitori e figli e sul carattere non violento né apertamente trascurante del contesto familiare, presentando così il caso come una drammatica tensione tra libertà educativa dei genitori e tutela pubblica dei minori.

In questo quadro, la puntata dedica uno spazio particolarmente importante al prof. Tonino Cantelmi, presentato come uno dei principali esperti italiani coinvolti nella valutazione del caso.

Il punto centrale dell’intervento del prof. Cantelmi

Nel servizio, il prof. Tonino Cantelmi offre una lettura che sposta l’attenzione dal solo giudizio sullo stile di vita della famiglia alla condizione concreta dei bambini e agli effetti psicologici della separazione.

Cantelmi invita anzitutto a non confondere l’atteggiamento della madre con una semplice opposizione ideologica al sistema. La sua osservazione è molto netta: la donna, spiega, non è una persona pregiudizialmente “contro”, ma una madre passata dalla paura al dolore e infine alla disperazione. Per questo, certi comportamenti possono apparire rigidi o intransigenti, ma in realtà vanno letti alla luce della sofferenza che sta vivendo.

Il secondo punto, ancora più rilevante, riguarda i bambini. Secondo Cantelmi, la separazione della famiglia è con ogni probabilità la condizione peggiore per i minori. Il professore definisce i genitori “buoni”, affettuosi e presenti, e afferma che l’allontanamento dai loro figli rischia di produrre il danno più grave. Per questo insiste sulla necessità di fare tutto il possibile per ricomporre il nucleo familiare.

In sostanza, l’intervento del prof. Cantelmi introduce nella puntata un criterio decisivo: il tema non può essere ridotto alla sola eccentricità dello stile di vita o alla distanza culturale tra la famiglia e il contesto italiano, ma deve essere valutato a partire dal superiore interesse dei bambini, dal loro bisogno di continuità affettiva e dal peso traumatico della separazione.