Fonte: la Repubblica, 19 marzo 2026, Corrado Zunino
Nell’intervista pubblicata da la Repubblica, il prof. Tonino Cantelmi — psichiatra e consulente della difesa della famiglia Trevallion — interviene sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, offrendo una lettura che invita a superare lo scontro e a rimettere al centro il benessere dei bambini.
Il primo elemento che emerge con forza è la critica al clima che si è creato attorno alla vicenda. Cantelmi parla apertamente di un conflitto ormai degenerato:
«Lo scontro istituzionale ha raggiunto livelli estremi […] il dibattito ha subito un incattivirsi senza limiti»
Secondo il professore, la vicenda ha attraversato diverse fasi — dallo stile di vita della famiglia, al benessere dei minori, fino alla figura della madre — ma si è progressivamente trasformata in una polarizzazione che rischia di compromettere ogni possibilità di soluzione.
Per questo l’invito è chiaro: fermarsi e abbassare i toni.
«Dovremmo fare autocritica […] e restituire dignità a Catherine, ma anche alle istituzioni»
Cantelmi insiste sulla necessità di uscire da logiche contrappositive e di evitare letture ideologiche o “di appartenenza”, sottolineando come la complessità del caso abbia messo in difficoltà tutti gli attori coinvolti, istituzioni comprese.
Il cuore della posizione di Cantelmi è netto: ogni decisione deve essere orientata alla riunificazione della famiglia.
«Il benessere di questi bambini è legato alla capacità di tutti noi […] di accompagnare la famiglia verso una riunificazione»
Secondo lo psichiatra, ciò che è mancato finora è stato un adeguato accompagnamento:
«È mancato un accompagnamento empatico, fondato su competenze psicologiche e professionali»
Da qui la proposta: costruire un percorso basato su relazione, sostegno e pazienza, evitando interventi traumatici o esclusivamente tecnici.
Cantelmi sottolinea inoltre l’importanza di non interrompere il legame tra madre e figli:
«Non è possibile recidere il legame affettuoso tra la madre e i figli»
Un altro punto rilevante riguarda il giudizio sui genitori, spesso al centro di polemiche.
Sul padre, Nathan Trevallion, Cantelmi esprime una valutazione molto positiva:
«È una persona affidabile, con un assetto valoriale impressionante […] capace di adattarsi»
Anche sull’ipotesi di affidamento al padre, il professore si mostra favorevole, ma solo come passaggio verso la riunificazione complessiva della famiglia.
Per quanto riguarda la madre, Catherine Birmingham, Cantelmi invita a cambiare prospettiva, abbandonando ogni stigmatizzazione:
«È una leader, una persona molto intelligente […] deve essere accolta, compresa, sostenuta»
Riconosce segnali di apertura e dialogo:
«Registro per la prima volta una convergenza verso […] la riunificazione della famiglia»
Un punto particolarmente forte riguarda la condizione dei minori. Cantelmi afferma senza esitazioni:
«Non penso che ci sia una persona […] che non colga che questi bimbi […] possano non soffrirne»
Il cambiamento radicale di ambiente — da un contesto naturale e familiare a una casa famiglia — viene indicato come una possibile fonte di disagio, soprattutto considerando la loro giovane età.
In conclusione, la posizione di Cantelmi è chiara: serve un cambio di approccio: meno conflitto e più collaborazione, meno giudizio e più comprensione, meno rigidità e più accompagnamento
L’obiettivo non è stabilire vincitori o colpevoli, ma costruire un percorso che rimetta al centro i bambini e renda possibile una ricomposizione familiare.
