Fonte: La Repubblica del 06/06/2026 Di: Corrado Zunino
ROMA – Venerdì 8 maggio al Circolo degli Esteri, a Roma, sarà presentata la causa contro Meta e TikTok avanzata dal Movimento italiano genitori (Moige), di ispirazione cattolica. Si dettaglierà la denuncia sull’invasività dei social sui cervelli in fase di sviluppo degli adolescenti. La class action parla di 3,5 milioni di under 14 nel nostro Paese messi sotto pressione dalle piattaforme globali. Il processo, che segue alcune sentenze nordamericane, inizierà il 14 maggio a Milano: il Tribunale ha ritenuto ci fossero gli elementi per aprirlo.
La denuncia del Moige si basa su un parere scientifico – pro veritate – rilasciato dal professor Tonino Cantelmi, psichiatra diventato noto per la consulenza difensiva data alla famiglia nel bosco, e dalla professoressa Marta Cacciotti, psicoterapeuta. La relazione, 26 pagine, un aggiornamento del parere reso pubblico un anno fa, sostiene che l’impatto di TikTok, e per altri versi dei social Meta, Facebook e Instagram, sulla salute mentale degli adolescenti abbia identificato “tre aree principali di preoccupazione”: il rischio di un uso problematico del mezzo e di dipendenza comportamentale, le conseguenze sull’immagine del proprio corpo e l’autostima, il possibile ruolo su sintomi di natura psichiatrica. “Una minore soddisfazione della vita”
Venti studi precedenti (con 17.336 soggetti controllati) hanno mostrato come gli adolescenti e i pre-adolescenti usi a un forte utilizzo dei social possano conoscere “una minore soddisfazione nella vita, un aumento del rischio di contrarre determinati sintomi psichiatrici e l’adozione di modelli di utilizzo problematici”, nonché “cambiamenti nella sensibilità del cervello alle ricompense e alle punizioni sociali”.
Il meccanismo fondamentale con cui gli algoritmi dei tre social indicati sono stati creati è il programma di “rinforzo variabile”, considerato il più potente per condizionare il comportamento. “Like”, notifiche e messaggi “arrivano in modo imprevedibile e intermittente”, condizionando gli utenti a controllare i social media abitualmente “in anticipazione di questo feedback sociale”. Sostiene la relazione: “Lo schema di rinforzo è analogo a quello utilizzato nelle slot machine e nel gioco d’azzardo, dove la ricompensa arriva a intervalli variabili e imprevedibili, creando un comportamento compulsivo di controllo”.
Non è solo un problema di sovraesposizione. “I sistemi di raccomandazione amplificano e normalizzano ideologie dannose, aumentando l’esposizione degli utenti a contenuti radicali in dosi progressivamente maggiori”. I video e i testi proposti vengono spesso presentati come intrattenimento, “il che permette di ottenere elevati livelli di diffusione”. Come conseguenza, si affermano ideologie estreme e stereotipi consolidati. L’architettura visuale in piattaforme come Instagram e TikTok enfatizza contenuti altamente visivi “con filtri e strumenti di editing che facilitano la presentazione di sé idealizzata, creando cicli di confronto sociale disfunzionale”.
“Una navigazione compulsiva”
Il lavoro di Cantelmi-Cacciotti sostiene che l’algoritmo di TikTok e la sua possibilità di scroll infinito siano in grado “di indurre comportamenti di navigazione compulsiva nei giovani”. Il social di origine cinese “presenta caratteristiche di dipendenza comportamentale”, inclusi la salienza (uno stimolo esterno che emerge rispetto al contesto), l’astinenza, la tolleranza, il cosiddetto craving, che è il bisogno di usare una sostanza. Da alcuni lavori scientifici, TikTok è associato a “una minore soddisfazione di vita e un aumento del rischio di sviluppare sintomi psichiatrici”.
Anche le piattaforme Facebook e Instagram possono indurre comportamenti compulsivi e dipendenza. “La ricerca scientifica ha documentato che l’uso problematico dei social media è associato a meccanismi neurobiologici e comportamentali simili a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze”.
I cambiamenti nello sviluppo cerebrale
Uno studio pubblicato su Jama Pediatrics ha dimostrato che il controllo abituale dei social media (Facebook, Instagram e Snapchat) negli adolescenti è associato a cambiamenti longitudinali nello sviluppo cerebrale funzionale. I giovani con comportamenti di controllo abituali hanno mostrato “traiettorie neurali distinte nelle regioni cerebrali associate alla ricompensa sociale, alla salienza affettiva e al controllo cognitivo”. Questi cambiamenti suggeriscono che la verifica continua dei social media può “sintonizzare” la sensibilità del cervello alle ricompense e punizioni sociali.
Uso compulsivo anche se non dà piacere
Gli studi hanno, inoltre, identificato una dissociazione tra wanting e liking nell’uso dei social media, un segno distintivo delle dipendenze. La ricerca mostra che i desideri e gli impulsi di usare i social media (wanting) possono essere dissociati dal piacere e godimento (liking). Uno studio recente che ha messo al centro Facebook, ha confermato che l’uso eccessivo è principalmente guidato da tendenze compulsive piuttosto che da emozioni positive,
Un lavoro pubblicato su Jama Pediatrics nel 2023, e contestato dalle piattaforme, ha esaminato 169 adolescenti. I ricercatori hanno mostrato come gli adolescenti con comportamenti abituali di controllo dei social media mostrassero “traiettorie neurali distinte nelle regioni cerebrali della dopamina”: i neuroni interessati diventavano progressivamente più reattivi al feedback sociale. I social media producono effetti complessi sul sistema dopaminergico cerebrale e possono portare “a cambiamenti neuroplastici”. Studi di neuroimaging mostrano che fornire e ricevere “like” attiva il circuito della ricompensa.
“Riduzione dei volumi di materia grigia”
L’uso problematico dei social media, infine, è stato associato a “una riduzione dei volumi di materia grigia in una struttura chiave del sistema dopaminergico della ricompensa”. Stimolare l’attività del sistema di dopamina nel cervello di bambini e ragazzi “comporta conseguenze significative perché l’adolescenza rappresenta un periodo critico di plasticità cerebrale, durante il quale i circuiti della dopamina sono ancora in fase di maturazione e sono particolarmente vulnerabili alle perturbazioni ambientali”. Queste abitudini social “possono alterare le traiettorie neurosviluppative verso esiti maladattivi, aumentando la vulnerabilità ai disturbi del neurosviluppo con conseguenze sia precoci che durature su anatomia, fisiologia e comportamento”.
L’incapacità di prendere decisioni
Processi di sviluppo simili negli adolescenti “potrebbero contribuire alla vulnerabilità, all’emergenza di disturbi psichiatrici, a deficit nella capacità di prendere decisioni”. La natura interpersonale dei social media, che enfatizza la visibilità tra pari, l’autopresentazione e il confronto sociale, “può aumentare i sentimenti di inadeguatezza e disagio”. I social media servono spesso come spazio per promuovere una versione idealizzata di se stessi, “creando una narrativa distorta che influenza negativamente l’immagine corporea e incoraggia confronti sociali dannosi”. L’errore di predizione di una ricompensa può attivare modalità depressive.
