Fonte: Gente del 27/03/2026
Articolo di Barbara Nevosi

Nell’intervista pubblicata da Gente, il professor Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte nella vicenda dei bambini allontanati dalla casa nel bosco di Palombaro, risponde alle dichiarazioni dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, che aveva definito la madre “isterica” e “instabile”.

Cantelmi chiarisce subito un punto centrale: su casi così delicati non si possono usare etichette o giudizi sommari, soprattutto quando riguardano la salute psichica di una madre e il destino dei minori. Secondo il Professore, definire la donna instabile o ostile è molto grave, perché una valutazione di questo tipo può essere espressa solo da uno specialista, sulla base di elementi clinici seri e documentati.

Nel merito, Cantelmi afferma di non aver mai riscontrato segni di instabilità psichica, né nella madre né nel contesto relazionale osservato. Sottolinea inoltre che la scelta di vivere nel bosco non può essere letta automaticamente come segno di disagio mentale, ma va compresa dentro una precisa scelta di vita della famiglia.

Un altro passaggio importante riguarda i bambini. Per Cantelmi, non si può parlare in modo semplicistico di isolamento o mancata socializzazione: i figli, dice, non erano privi di contatti, sapevano relazionarsi e hanno mostrato capacità di riconoscimento e apertura nelle interazioni. Anche su questo punto, il Professore invita a evitare letture ideologiche o affrettate.

Cantelmi evidenzia poi un aspetto decisivo: l’allontanamento dei minori è di per sé un evento traumatico, soprattutto quando avviene senza un adeguato accompagnamento emotivo e senza una preparazione graduale. A suo giudizio, la priorità deve essere sempre la tutela del benessere dei bambini, ma questo obiettivo passa anche dal rispetto dei loro legami affettivi e dalla costruzione di un percorso serio di sostegno familiare.

Respinge inoltre l’idea che si sia di fronte a una “storia di degrado”: secondo lui, la situazione può essere criticata sotto alcuni profili educativi o valoriali, ma non può essere ridotta a una narrazione estrema o stigmatizzante. Il punto, insiste, è aiutare la famiglia a superare le criticità, non spezzarla definitivamente.

Infine, il Professore ribadisce la linea che ritiene più giusta: ricongiungimento familiare, affiancamento al padre e supporto all’intero nucleo, nella convinzione che il bene dei minori richieda competenza, equilibrio e grande prudenza, lontano da semplificazioni mediatiche.

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