Fonte: ACI Stampa del 14/07/2026 Di Simone Baroncia
A fine giugno a Rimini si è svolta la seconda edizione di ‘EXPOAID 2026 Io, persona di valore’, che rappresenta il più grande evento nazionale che riunisce il mondo del Terzo Settore che si occupa di disabilità e inclusione. Un importante momento di incontro e confronto con l’obiettivo di riflettere sull’inclusione e promuovere quel cambiamento radicale e di prospettiva che mette al centro la persona ed il suo diritto di scegliere e di partecipare.
Quindi è stata una sinergia naturale tra l’impianto della riforma e la storia sul campo: la nuova legge sulla disabilità dà un nome ed una cornice istituzionale a quel modello di centralità e autodeterminazione della persona che il Terzo Settore cattolico sperimenta ed applica, come ha detto p. Carmine Arice, padre generale della ‘Piccola Casa Cottolengo’ di Torino, ricordando ricordato come il fondatore, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, avesse già sintetizzato il principio dell’autodeterminazione con una frase tanto semplice quanto rivoluzionaria: “A chi vuole l’osso dagli l’osso, a chi vuole il lesso dagli il lesso”. Una visione che, ha spiegato, invita a non sostituirsi mai alla persona, ma a creare le condizioni affinché possa esprimere i propri desideri e le proprie aspirazioni.
A raccogliere le conclusioni di queste giornate esperienziali è stata Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, che ha ricordato come anche la storia di questo istituto inizia prima che esistessero queste definizioni: “San Ludovico da Casoria, 155 anni fa, aveva già intuito che fosse necessario occuparsi dell’istruzione degli esclusi e si ispirò al carisma di San Francesco che, a partire dall’incontro con il lebbroso, cambiò il suo sguardo riconoscendo la presenza di Dio in ogni essere vivente, a prescindere dal limite… La bellezza della vita non possiamo conoscerla fino in fondo senza lo sguardo delle differenze”.
Anche Federica De Lucia, della Piccola Opera Charitas di Giulianova, ha insistito sull’idea di una comunità generativa, in cui ogni persona possa essere riconosciuta nella propria identità: “Il Progetto di Vita non è più ‘per’ la persona, ma ‘della’ persona”. In effetti per il direttore sanitario dell’Opera Don Guanella di Roma, prof. Tonino Cantelmi, “le congregazioni religiose sono sorte per prendersi cura degli invisibili e degli esclusi… Negli anni abbiamo imparato a confrontarci con la scienza e a fare sempre meglio il bene. Un’evoluzione che oggi trova nel ‘Progetto di Vita’ una straordinaria occasione di cambiamento, capace di superare la frammentazione dei servizi e di immaginare luoghi sempre più aperti alla comunità”.
Proprio al prof. Cantelmi chiediamo di spiegarci il motivo di questo ‘ExpoAid’: “Il Ministro per la Disabilità, Alessandra Locatelli, ha voluto dare vita ad una sorta di Stati generali della disabilità, una manifestazione imponente che pone al centro del dibattito una domanda centrale: vogliamo costruire tutti insieme una società dove tutti hanno un posto?”
‘Il Santo Padre auspica che le attività volte a riflettere sulla persona e i suoi diritti, favoriscano scelte sempre più rispettose della dignità umana, garantendo percorsi di inclusione anche ai soggetti più vulnerabili’. In questo telegramma papa Leone XIV ha richiamato al rispetto della dignità umana: quali percorsi possibili per l’inclusione dei disabili?
“Siamo alle soglie di una rivoluzione: in Italia abbiamo finalmente una legislazione innovativa e direi rivoluzionaria: lo strumento principale è il progetto di vita, la nuova formula per la presa in carico delle persone con disabilità”.
Quindi il disabile è una ‘persona di valore’?
“Di più, dalla disabilità nasce un contributo per rendere la nostra società più equa, e soprattutto confortevole e accogliente per tutti”.
Allora, in cosa consiste il ‘Progetto di Vita’?
“Questo è il punto centrale: la persona con disabilità, con qualunque disabilità, anche gravissima, ha diritto ad esprimere i suoi desideri, i suoi talenti e le sue aspirazioni. Basta con i progetti fatti da altri, con il pietismo e con il buonismo. Intorno a questo nucleo fatto di desiderio, talento e aspettative, si devono coordinare tutti gli attori e tutte le risorse necessarie, non solo economiche”.
Perciò è possibile ‘costruire’ una cultura condivisa?
“Siamo alle soglie di una rivoluzione che mette la persona con disabilità in modo concreto al centro della discussione. I protagonisti sono proprio le persone con disabilità, ma non solo: nella realtà siamo tutti atipici e tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti con la nostra vulnerabilità”.
San Francesco d’Assisi, san Benedetto Cottolengo, san Ludovico da Casoria: in quale modo è possibile ‘convertire’ il proprio sguardo?
“Non solo: san Luigi Orione, san Luigi Guanella, san Giovanni Bosco e tanti santi della carità hanno iniziato tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo la rivoluzione che stiamo per vivere: dare visibilità agli invisibili e dare un posto ai reietti e agli scarti. Concludo citando don Guanella: al centro dobbiamo avere il coraggio di mettere proprio quelli che il Santo chiamava ‘i più meschini di mente e di corpo’ e che ribattezzô ‘i buoni figli’!”
