Salute mentale, come la famiglia può essere fattore di cura
Al XXVII Convegno nazionale di Pastorale della Salute, in corso a Falerna, psichiatri, psicoterapeuti ed esperti si sono confrontati sul tema della salute mentale, mettendo al centro il ruolo della famiglia, della comunità e degli adulti educanti nella cura e nell’accompagnamento delle nuove generazioni. Nel corso della sessione dedicata alla salute mentale, il prof. Tonino Cantelmi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Don Guanella di Roma, ha portato l’attenzione su uno dei segnali più preoccupanti del disagio giovanile contemporaneo: la solitudine degli adolescenti, sempre più spesso affidata all’intelligenza artificiale e ai social network. Cantelmi ha evidenziato come molti ragazzi arrivino a confidare stati d’animo, paure e angosce a una IA, percepita quasi come un “amico principale”, mentre nella loro vita appare sempre più fragile la presenza di adulti autorevoli, capaci di ascolto e guida. Particolare rilievo è stato dato anche ai rischi legati all’attuale architettura dei social, progettati con meccanismi simili a quelli delle slot machine e capaci di generare dipendenza nei minori. Secondo Cantelmi, il problema non può essere ridotto al tempo di esposizione o ai contenuti, né attribuito semplicemente alle famiglie: occorre invece ripensare piattaforme davvero adeguate a bambini e adolescenti, libere da dinamiche che favoriscono dipendenza e isolamento. Un confronto importante, dunque, che ha rilanciato la necessità di una cura comunitaria della salute mentale, fondata su famiglie sostenute, adulti presenti e contesti educativi capaci di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita.
