Social sotto processo: la prima class action inibitoria europea a tutela dei minori

Venerdì 8 maggio 2026, a Roma, presso la Sala Conferenze dell’Associazione Stampa Estera, si terrà “Social sotto processo”, un appuntamento di grande rilievo dedicato alla tutela dei minori nell’ambiente digitale. L’iniziativa, promossa dal MOIGE, dallo Studio Legale Ambrosio & Commodo e da un gruppo di famiglie, si inserisce nel contesto della prima class action inibitoria europea contro Meta e TikTok, nata per chiedere il blocco di meccanismi come scroll infinito, profilazione algoritmica e tecniche persuasive ritenute potenzialmente dannose per milioni di minori italiani. Tra i partecipanti anche il Prof. Tonino Cantelmi, che ha curato la parte scientifica del parere pro veritate alla base dell’azione. Le sue parole mettono in evidenza una questione decisiva: i social, attraverso contenuti e algoritmi di ingaggio continuo, rischiano di sbilanciare il cervello in sviluppo dei ragazzi, iperstimolando il circuito della ricompensa e rendendoli più dipendenti, impulsivi e vulnerabili.

Un confronto tra esperti, istituzioni e associazioni familiari per riportare al centro una domanda urgente: come proteggere davvero bambini e adolescenti nell’era delle piattaforme digitali?

Il danno biologico di natura neuropsichiatrica come conseguenza dell’uso del social

Nella consulenza tecnico-scientifica, redatta per la class action promossa dal MOIGE e dallo Studio Ambrosio & Commodo contro Meta e TikTok, Tonino Cantelmi riporta le evidenze relative a come l’uso prolungato dei social da parte dei minori possa determinare un danno biologico di natura neuropsichiatrica. Anche grazie al contributo della collega Prof.ssa Marta Cacciotti, emerge che questi strumenti possono alterare alcuni processi di pensiero, aumentare l’impulsività, favorire ansia e depressione e, soprattutto, incidere sul circuito della ricompensa in un cervello ancora in sviluppo, fino a determinare possibili modificazioni cerebrali permanenti. Si tratta di dati che rafforzano la necessità di regole molto più stringenti per tutelare davvero i giovani nell’uso dei social media.