Il dolore di Catherine

Il dolore di Catherine emerge in queste ore con una forza difficile da ignorare: sapere che i suoi figli stanno male, senza poterli vedere, accudire o confortare, trasforma la distanza in una ferita ancora più profonda. Nelle parole riportate dalla stampa si avverte tutta l’impotenza di una madre che si domanda quale colpa possa giustificare una separazione tanto dura, mentre immagina i suoi bambini spaventati, fragili, lontani da tutto ciò che per loro ha rappresentato casa, affetto e continuità. In questo quadro si colloca con chiarezza la posizione del prof. Tonino Cantelmi, che invita a leggere questa vicenda partendo anzitutto dalla sofferenza umana. Cantelmi parla di un dolore autentico, non di ostilità, e chiede che a Catherine venga restituita dignità, ascolto e rispetto. Il suo richiamo è netto: una madre che soffre per i propri figli non può essere liquidata con superficialità. Al contrario, quella sofferenza chiede di essere accolta e accompagnata, soprattutto quando al centro ci sono il legame familiare, la fragilità dei bambini e le conseguenze emotive di una separazione tanto prolungata.

I bambini della casa nel bosco vanno riportati in famiglia

Nel servizio di Gente firmato da Barbara Nevosi, il professor Tonino Cantelmi replica alle dichiarazioni dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace sul caso dei bambini della casa nel bosco di Palombaro. Lo psichiatra contesta con fermezza i giudizi rivolti alla madre, definiti “parole gravi”, e chiarisce di non aver mai riscontrato in lei i tratti di instabilità descritti pubblicamente: “la madre non l’ho mai vista così. La mamma è molto collaborativa”. Cantelmi respinge anche la lettura di una presunta condizione di degrado, spiegando che si tratta piuttosto di “un diverso assetto valoriale”, non di una realtà da stigmatizzare. Centrale, nella sua analisi, è il trauma dell’allontanamento dei minori e la necessità di lavorare al ricongiungimento: “chiediamo il ricongiungimento e l’affiancamento al padre”, fino alla convinzione finale che “il bene dei bambini è che siano restituiti alla famiglia”.